Post più popolari
Visualizzazione post con etichetta USA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta USA. Mostra tutti i post
mercoledì 2 ottobre 2013
"papà papà, mi fai fare un altro film, dai e dai??" "Ok Jen, però tu mi prometti che non ti droghi più"
Surveillance di Jennifer Chambers Lynch (USA\Germania\Canada - 2008)
Prendi David Lynch. togli il sottotesto psicanalitico, togli il talento immaginifico e togli la perizia nella direzione degli attori, e avrai... Lynch, la figlia.
martedì 17 settembre 2013
manca la merda
I Spit on Your Grave 2 di Steven R. Monroe (USA - 2013)
La geniale idea degli sceneggiatori ( già firmatari di robe del livello del soggetto di Saw IV -!!!- e Troglodyte -!!!!!!!!) è di iniettare il rape & revenge dell'originale con il porn-torture alla Hostel.
Il regista Steven R. Monroe (regista anche del primo remake), ci va a nozze e non si preclude nulla, tra le solite evirazioni (già nell'originale), torture, pissing e qualche bella trovata ( il nerd crocefisso e lasciato morire dall'infezione che lo sta deformando). Il fatto che un film che abbia la sua unica ragion d'essere nel dovere e volere alzare l'asticella del mostrabile nel cinema horror, mi fa pensare all'unico elemento che è mancato in questa allegra festa della merda, che non è altro se non la merda stessa, che sembra ancora essere uno dei pochi tabù del cinema americano. Con buona pace di un precursore come John Waters. Essì che le occasioni non sarebbero mancate, come nella pur disgustosa
In ogni caso, quasi per miracolo, il film di per sé funziona, soprattutto nella seconda parte quando la protagonista entra in una nuova dimensione, muovendosi in un ade dai toni freddi, contraltare dello spirito di quella Katie "calda" vittima della prima parte. In fondo il valore del film sta tutto qui, nella protagonista Jemma Dallender che, oltre essere gnocca, dimostra anche una impeccabile generosità nel fare del suo corpo un vero e proprio sacro altare del disonore, non precludendo praticamente nulla all'abuso dei suoi aguzzini e allo schifato ludibrio degli spettatori. Che sia nata una Scream Queen?
domenica 8 settembre 2013
C'era una volta Men In Black
R.I.P.D. di Robert Schwentke (USA - 2013)
Dall'omonimo fumetto della Dark Horse Comics il mediocre regista dei sopravvalutati "Red" e "The Time Traveler's Wife" realizza un altrettanto mediocre buddy-movies di genere fantastico scopiazzato da "Men In Black" ma con una cgi peggiore e una coppia di protagonisti, formata da un divertente ma parodistico Jeff Bridges e uno scialbo e statico Ryan Reynolds, che non brilla certo per affiatamento. Gli sceneggiatori Matt Manfredi e Phil Hay sono specializzati in film d'azione di genere fantastico scritti male, e anche in questo caso non si smentiscono, confermando un certo andazzo della Hollywood degli ultimi anni, a cui non interessa nemmeno investire con idee e maestranze di qualità per progetti che comunque il loro incasso lo porteranno a casa, preferendo spendere il budget a disposizione con il nome degli attori da mettere in cartellone e una massiccia campagna di lancio.
sabato 7 settembre 2013
e fanno pure il seguito...
The Strangers di Bryan Bertino (USA - 2008)
Questo film conferma una certa tendenza dell'horror americano, fatto da prodotti girati piuttosto bene da giovani filmmakers tecnicamente preparatissimi quanto grammaticalmente impreparati, che realizzano prodotti la cui visione trasmette quel nulla che il regista (nolente o volente) restituisce allo spettatore. Sono film questi che non hanno un vero genere essendo niente altro che un affastellare di sequenze e situazioni già viste e riviste in altri mille film tra loro eterogenei; ma rigirarli meglio non basta per farne un film. Questo The Strangers ne è l'emblema, ma i produttori, non contenti, stanno preparando pure un sequel: provaci ancora Brentino.
il P.O.V. che non ce la fa più
Grave Encounters 2 di John Poliquin (USA - 2012)
Il film di Poliquin, scritto da quei Vicious Brothers registi del primo episodio, per la prima ora è un'interessante riflessione (che non rinuncia a una certa dose di auto-ironia) sugli archetipi del cinema horror, sul linguaggio stesso del genere che pare aver trovato una nuova espressione proprio in quel P.O.V. inaugurato da Ruggero Deodato con fini etici/estetici negli anni Ottanta e riscoperto nel furbo The Blair Witch Project (1999). Il problema è che, finita la riflessione, quando si passa alla dimostrazione, ovvero quando il film dovrebbe fare paura e usarne il linguaggio in questo senso, si cade nella noia, nella reiterazione di situazioni già viste ed esteticamente sterili. Con un finale pacchiano che, in parte, sbugiarda gli spunti interessanti della prima ora.
Continuità di luogo a parte, più che con il primo episodio, il film sembra aver punti in comune col bellissimo Noroi (2005) di Koji Shiraishi, in cui la riflessione sulla questa forma espressiva e l'horror era portata alle estreme conseguenze, mostrandone le potenzialità fino in fondo e suscitando la tensione e la paura proprio nel non mostrare.
Arriverà poi Oren Peli che con i suoi Paranormal Activity (2007), se ne sbatterà di riflettere ma userà questo linguaggio unicamente per creare nello spettatore uno stato emotivo di terrore che aderisca indissolubilmente con i personaggi del film. Un'operazione che può riuscire o meno, ma che non è altro che la riproposizione di quello che fecero Myrick e Sanchez quattordici anni fa.
Iscriviti a:
Post (Atom)



.jpg)

